Come dividere l’eredità tra fratelli | Guida 20212021-07-13T15:53:45+02:00

Come dividere l’eredità

Guida pratica per chi non sa cosa fare.

Come fare testamento

Riconosci chi ha gestito professionalmente le questioni ereditarie: non rimugina sul passato, non litiga nel presente, non affronta il futuro pensando a quello che non potrà avere.

 “A ciascuno il suo, secondo la Legge..

Come Avvocato, affrontare una questione ereditaria significa vivere le dinamiche di una famiglia senza farne parte, rimanendo allo stesso tempo distaccati e obiettivi.

Sarà perché da ragazzo l’ho vissuta in casa mia (la causa è stata vinta), ma queste sfide mi appassionano davvero.

Mi ha sempre stupito il fatto che quasi sempre chi deve gestire un’eredità non voglia lucrarci, o vendicarsi, oppure altre cose negative.

Chi affronta una questione ereditaria quasi sempre chiede all’avvocato una cosa precisa “Voglio quello che la Legge mi concede: nulla di più, nulla di meno. Cosa devo fare?“.

Il mio lavoro è rispondere a questa domanda.

Sei erede? Puoi scegliere?

Cosa significa, in pratica, ereditare
Parti da qui

Cosa significa essere erede.

L’eredità è una successione a titolo universale: l’erede entra nella stessa posizione giuridica del defunto.

Quindi l’erede risponde dei crediti, ma anche dei debiti del defunto (chiamato anche de cuius).

Sappiamo che l’eredità entro 10 anni oppure 3 mesi (se sei nel possesso di alcuni beni ereditari) si può:

  1. Rinunciare (dal notaio, o dal Cancelliere) oppure
  2. Accettare

    • espressamente (dal notaio, o dal Cancelliere);
    • tacitamente (compiendo atti che solo il de cuius poteva fare: ad esempio, prelevare dal conto corrente).

Dall’eredità nasce una comunione ereditaria tra coeredi.

In pratica, ciascuno è titolare di una quota ideale dell’eredità.

[ESEMPIO]:

Tizio muore lasciando tre figli (Primo, Seconda e Terzo) e tre appartamenti (a Verona, Roma e Milano).

Ciascuno dei figli è proprietario di 1/3 di ogni casa.

Se ognuno vuole prendersene una intera, deve dividere l’eredità tra fratelli.

Ciascun coerede può gestire come vuole la propria quota: venderla, donarla, ipotecarla: il rischio è evidente.

[CONCLUSIONI] Hai scoperto cos’è l’eredità. Ora devi capire chi sono gli eredi, per poi comprendere come dividere l’eredità tra loro.

2. Gli eredi

Chi eredita se c’è un testamento?
Chi eredità se non c’è?
Chi eredita in ogni caso?

Chi eredita in ogni caso?

  • Chi eredita in ogni caso (es. figlio) può sempre far valere i suoi diritti.

Chi eredita sempre? Gli eredi legittimari, che non possono mai essere diseredati.

Le quote degli eredi legittimari:

  • Coniuge (1/3) + figlio (1/3) + disponibile
  • Coniuge (1/4) + figli (1/2 in quote uguali tra loro) + disponibile
  • Un figlio (1/2) + disponibile
  • Più figli (2/3 in quote uguali tra loro) + disponibile
  • Coniuge (1/2) + disponibile
  • Coniuge (1/2) + ascendenti (1/4) + disponibile
  • Ascendenti (2/3) + disponibile

Chi eredita con un testamento?

Se c’è un testamento, eredita chi è indicato nel testamento.

Se nel testamento non si dispone di tutta l’eredità, ci sarà una successione “mista”: in parte ereditaria, in parte legittima.

[ESEMPIO] Tizio muore senza moglie e figli, ma ha un fratello. Il patrimonio di Tizio è così composto: la propria abitazione, i mobili che sono lì dentro, e 100.000 euro sul conto corrente. Nel testamento Tizio scrive: “Io sottoscritto Tizio, nel pieno delle mie facoltà mentali, nomino mio erede il mio caro amico Paolo al quale lascio tutta la rimanenza del mio c/c numero ___ acceso presso la banca ___”. La successione sarà mista ed avremo due chiamati all’eredità: uno testamentario, Paolo. Ed un altro legittimo, il fratello. Quindi Paolo NON sarà erede universale.

Col testamento dunque si può:

dare qualcosa di specifico a qualcuno di specifico (es. voglio dare di più ad un figlio rispetto all’altro. Voglio dare il mio dipinto di Picasso al mio amico. Voglio dare la mia casa al mare alla Croce Rossa);

diseredare un parente NON legittimario (es. fratello, cugino, zio, nipote);

– dividere l’eredità tra gli eredi (mio figlio e mia figlia: parti uguali, ma a lui la casa al mare ed a lei il controvalore in denaro).

Infatti senza testamento ognuno è proprietario di una quota di ogni singolo bene.

[Ci sono tre eredi e tre case? Ciascuno ha un terzo di ogni casa]

Col testamento NON si può:

diseredare un erede legittimario.

Ti ricordi le quote degli eredi legittimari?

Te lo ricordo, per comodità. Le quote degli eredi legittimari:

  • Coniuge (1/3) + figlio (1/3) + disponibile
  • Coniuge (1/4) + figli (1/2 in quote uguali tra loro) + disponibile
  • Un figlio (1/2) + disponibile
  • Più figli (2/3 in quote uguali tra loro) + disponibile
  • Coniuge (1/2) + disponibile
  • Coniuge (1/2) + ascendenti (1/4) + disponibile
  • Ascendenti (2/3) + disponibile

Chi eredita senza testamento?

Se non c’è testamento si segue la legge.

Si apre la cd. successione legittima.

Se chi muore lascia:

  • solo il coniuge (no: figli, fratelli/sorelle, genitori, nonni): 1/1 al coniuge
  • coniuge e 1 figlio: 1/2 coniuge e 1/2 figlio
  • coniuge e 2 o più figli: 1/3 coniuge e 2/3 ai figli
  • coniuge e ascendenti o fratelli/sorelle: 2/3 al coniuge e 1/3 agli altri appena indicati
  • solo figli (che ci siano o meno genitori e/o fratelli): 1/1 ai figli (in quote uguali tra loro)
  • solo ascendenti (genitori e/o nonni): 1/2 alla linea materna, 1/2 alla linea paterna
  • altri casi: artt. 571, 572, 585 c.c.

Qualche esempio:

  1. Tizio muore senza testamento lasciando la moglie e due figli: 1/3 ciascuno. Cosa succede se il primo figlio ha ricevuto dal padre in vita, in donazione, una grande somma di denaro? Il secondo figlio può contestarla se lede i suoi diritti di legittimario (cioè se ha meno di 1/4 del totale).
  2. Tizio muore lasciando la compagna ed un figlio: 1/1 al figlio. Infatti la compagna, se il rapporto non era formalizzato, non è erede. Per questo occorre scrivere un testamento.
  3. Tizia muore lasciando il marito, senza figli, ma un fratello. Chi eredita? 2/3 il marito e 1/3 il fratello! Per questo chi non ha figli ed è sposato deve fare testamento, altrimenti ereditano anche i fratelli/sorelle.
  4. Tizia muore senza testamento, senza figli e marito, ha sempre vissuto col fratello Tizio. Anni addietro è morta la sorella Mevia, lasciando due figli (Primo e Secondo). Chi eredita? 1/2 Tizio e 1/2 i figli di Mevia in quote uguali tra loro (quindi 1/4 e 1/4).

IMPORTANTE: se il genitore è chiamato all’eredità, ma muore prima del figlio, questo entra nella posizione del genitore per rappresentazione (art. 468 c.c.).

Esempio tratto dalla pratica: Tizio muore nel 2014, e sua sorella Tizia (senza figli e senza coniuge) muore senza testamento nel 2020. Tizietto è chiamato all’eredità della zia Tizia per rappresentazione.
E se Tizia ha fatto testamento? Tizietto non è erede legittimario, quindi Tizia può lasciare l’intera eredità a chi vuole.

Le risposte alle domande più comuni

Certo, ma devi scriverlo seguendo le regole di forma e sostanza richieste dalla legge. Il rischio è di scrivere un testamento nullo.

Puoi affidarti ad un avvocato, oppure ad un notaio, per una consulenza.

Il tema è particolare. Se il nipote è maggiorenne, non ci sono problemi formali. Se il nipote è minorenne, le possibilità sono assai ridotte.

Occorre affidarsi ad una consulenza personalizzata.

Conviene indicare nel proprio testamento un curatore dell’eredità: un professionista di propria fiducia che può accettare l’incarico di ben gestire l’eredità secondo le volontà del testatore.

[BONUS]

Eredità e legato: una differenza fondamentale.

Abbiamo parlato degli eredi e dei chiamati all’eredità.

E se voglio dare qualcosa di specifico a qualcuno?

Con il testamento una persona può attribuire un legato.

Cos’è il legato? Il legato è un’attribuzione a titolo particolare.

Lego al mio caro amico Mevio il mio Rolex Daytona“. Che cosa significa? Che Mevio non diventerà erede di chi ha fatto testamento, ma solo legatario.

Il legatario (chi beneficia del legato) può chiedere immediatamente l’esecuzione del proprio legato. Nel caso accennato, Mevio può chiedere che gli venga consegnato immediatamente il Rolex.

Perché si usa? Per beneficiare una persona che non è un parente stretto. Oppure, può essere un valido strumento per attribuire ad un erede legittimario (es. un figlio) un determinato bene. Tipicamente, questo accade nell’ambito imprenditoriale: il genitore vuole che uno dei figli continui l’azienda, e che l’altro abbia solo la liquidità che gli spetta. Occorre scrivere testamento olografo oppure pubblico.

*RICAPITOLANDO*

Se c’è una successione legittima (senza testamento) ci sono sempre degli eredi.

Se c’è una successione testamentaria ci saranno degli eredi, oppure dei legatari, oppure entrambi.

Mentre il legato è una successione a titolo particolare (l’esempio del legato di Rolex di cui sopra), l’eredità è una successione a titolo universale (l’erede, come anzidetto, “diviene giuridicamente il defunto“)

L’eredità è dunque il complesso dei beni e delle posizioni giuridiche soggettive del de cuius (patrimonio).

L’eredità si divide per quote ideali, dunque l’erede è il soggetto che subentra al de cuius (in tutto oppure in parte) nel suo patrimonio. Banalizzando molto, sotto il profilo dei rapporti giuridici l’erede “è come se fosse il defunto”.

Con il legato, invece, il de cuius (solo per tramite di un testamento) può disporre in favore di un soggetto (legatario) l’acquisto di uno specifico diritto a contenuto patrimoniale. Con il legato, in sostanza, il defunto attribuisce ad un determinato soggetto un bene od un diritto chiaramente indicato: “A te, amico mio Mevio, lego il mio Rolex”: Mevio non diviene erede, ma mero legatario, quindi riceve il Rolex e nulla più.

Le differenze tra erede e legatario sono significative:

  • il legato è successione particolare, eventuale, di specifici rapporti (ad esempio un bene materiale, oppure un credito). L’eredità è successione necessaria dell’universalità dei rapporti del defunto;
  • il legatario non è tenuto a pagare i debiti ereditari (art. 756 c.c.) e, se glielo impone il testatore, risponde comunque entro il limite di quanto conseguito (art. 671 c.c.). L’erede invece paga integralmente i debiti ereditari e, se accetta senza beneficio di inventario, anche con il proprio patrimonio;
  • mentre si diviene eredi con un atto di volontà (espresso o tacito), il legato si acquista automaticamente con l’apertura della successione (ma, nel caso, si può successivamente rinunciare).

Esempio: Tizio, senza coniuge o figli o ascendenti, scrive un testamento in cui nomina erede universale suo nipote Caio legando la sua collezione d’arte alla cara amica Mevia. Alla morte di Tizio quest’ultima diviene automaticamente legataria (ma può rinunciarvi successivamente) e quindi proprietaria della collezione d’arte, mentre Caio per diventare erede di Tizio (esclusa ovviamente la collezione d’arte) deve accettare l’eredità (espressamente o tacitamente). Inoltre, Caio risponde degli eventuali debiti di Tizio (salvo che non accetti l’eredità con beneficio di inventario), mentre lo stesso non può dirsi di Mevia (se non, eventualmente, nei limiti di quanto ricevuto: la collezione d’arte).

Domandati, dunque:

  1. Ci sono coniuge e/o figli e/o ascendenti (genitori o nonni)?
    1. Se sì: essi sono eredi legittimari e di essi occorre tenere conto prima di ogni valutazione; questo perché essi ereditano sempre, ed almeno in una misura predeterminata dalla legge (lo vedremo dopo);
    2. Se no: abbiamo solo eredi oppure legatari.
  2. C’è un testamento?
    1. Se sì: abbiamo una successione testamentaria (se nel testamento si dispone di tutta l’eredità) oppure successione testamentaria e legittima (se nel testamento non si dispone di tutta l’eredità);
    2. Se no: abbiamo una successione legittima che segue le norme del Codice civile.
  3. C’è una successione testamentaria?
    1. Possiamo avere degli eredi (previa loro accettazione) oppure dei legatari oppure entrambi.

La comunione ereditaria

Terzo passo: cosa può fare, e cosa non può fare, il coerede.

quote ereditarie quali sono

Ho ereditato denaro ed immobili con i miei fratelli: che fare?”

[1. Il problema]

Se ci sono più eredi c’è una comunione ereditaria.

Se c’è una comunione ereditaria ognuno è proprietario di una quota ideale: può venderla, regalarla, ipotecarla.

Una cosa che l’erede però non può fare è impedire agli altri eredi il pari uso della cosa comune.

Facciamo un [ESEMPIO] abbastanza comune.

Il papà lascia una casa in eredità, che però usa solo uno dei fratelli senza pagare qualcosa agli altri. Anzi, questo non paga nemmeno le spese condominiali.

Cosa fare? C’è un doppio problema: il credito dei fratelli verso l’occupante, l’obbligo di pagamento delle spese condominiali che grava su tutti.

Se sono ad esempio tre fratelli, ed entrambi i genitori sono morti, abbiamo visto che ciascuno è proprietario di 1/3 dell’eredità e quindi di 1/3 ciascuno della casa.

Ognuno ha diritto ad utilizzare come gli altri il bene comune; se non è possibile farlo, può chiedere l’indennizzo all’occupante.

Allo stesso tempo però all’amministratore di condominio non interessano le liti tra fratelli: egli può chiedere a tutti di pagare l’intero delle spese condominiali perché tutti sono comproprietari in solido.

1. Determinare gli eredi.

E quindi può esserci testamento oppure no. Per capire chi sono gli eredi (oppure i legatari) leggi i capitoli precedenti.

Ricordati -caso molto comune- l’istituto della rappresentazione (art. 468 c.c.) già spiegato.

2. Se c’è un testamento, pubblicarlo.

È un obbligo di legge. Occorre farlo pubblicare da un notaio, ed il costo (circa € 1.500,00) sarà a carico dell’eredità (anticipato da chi fa pubblicare il testamento). Non pubblicarlo è reato, e ti fa perdere l’eredità.

3. Comprendere se accettare l’eredità o meno.

Se sei un parente stretto, o sei indicato nel testamento, quando muore il de cuius sei automaticamente chiamato all’eredità.

Come chiamato all’eredità puoi accettarla, o rinunciare.

Se accetti, entri nella posizione giuridica del de cuius quindi anche nei suoi debiti (se ci sono).

Hai una alternativa: accettare l’eredità con beneficio di inventario.

L’accettazione con beneficio di inventario ti permette di diventare erede ma non rispondere dei debiti del defunto col tuo patrimonio. I due patrimoni restano distinti.

Una soluzione utile, ma che ha molti limiti (scriverò un articolo a parte, se servono info scrivimi).

Torniamo all’accettazione di eredità.

Ci sono 10 anni di tempo per accettare. Ma occorre fare attenzione a non compiere atti di accettazione tacita.

Quali sono? Quelli che poteva compiere solo il defunto: prelevare dal conto corrente, riscuotere somme (ad esempio gli affitti), etc.

4. Il conto corrente e gli altri contratti.

Comunicare -anche se non si accetta l’eredità- la morte del de cuius al suo istituto bancario. Comunicarlo anche a chi è noto aveva dei rapporti contrattuali con lui/lei (casa, lavoro, etc.)

Cosa fare col conto corrente? Dopo aver comunicato il decesso, chiedere il rendiconto alla data della morte così da conoscere giacenza ed eventuali dossier titoli.

Ricorda: se il conto corrente è cointestato la banca o la posta blocca l’intera somma! Tizio e Caia sono marito e moglie, hanno un unico c/c di cui sono cointestatari. È vero che ai sensi dell’art. 1854 c.c. vige il principio di solidarietà, quindi in questo caso ciascuno è titolare per metà, ma l’istituto questo tema tende a non considerarlo.

Tutto questo ha una sua importanza pratica incredibile (pensa, ad esempio, alle spese di onoranze funebri, locazioni, etc..)

5. Cosa fare dei beni?

Se i chiamati all’eredità decidono di liquidare il c/c stanno accettando l’eredità. Per dividere il denaro occorrerà presentare autodichiarazione con l’indicazione dei parenti, certificato di morte rilasciato dall’anagrafe del comune dove è avvenuto il decesso, almeno 2 marche da bollo da € 16,00 e tanta pazienza. La pratica durerà almeno 2/3 mesi (il denaro intanto non può essere toccato).

Per tutto il resto si apre la comunione ereditaria: ciascuno è proprietario di una quota sul singolo bene. Occorre gestirlo -nel bene e nel male- secondo le rispettive quote (si pensi ad esempio chi percepisce il canone di locazione dall’inquilino: dovrà essere diviso tra eredi per quota).

6. La dichiarazione di successione.

Entro 1 anno dalla morte occorre fare la dichiarazione di successione e pagare le relative imposte previste per legge.

7. La trascrizione della successione.

Se ci sono immobili occorre effettuare la trascrizione, perché altrimenti questi (case, terreni, negozi, etc.) rimarranno di apparente proprietà della persona defunta.

Per fare questo occorre andare dal notaio, ed in quella sede si dovrà provvedere all’accettazione espressa dell’eredità (che da sola ha un costo di circa € 1.500,00).

In quella sede ci sarà la formazione delle porzioni ereditarie. In pratica, ognuno indicherà qual è la sua quota ereditaria su ogni singolo bene.

5. Le patologie dell’eredità

Rinunciare all’eredità.
Impugnare il testamento.
Dividere l’eredità.

5.1 RINUNCIARE all’eredità

1. Quando e perché si rinuncia all’eredità? Perché si vuole rimanere distanti dal de cuius e la sua famiglia.

Oppure, come spesso accade, perché ci sono molti debiti.

2. Posso sempre rinunciare all’eredità? No. Se hai accettato espressamente o implicitamente l’eredità non puoi.

Te lo ricordo: Accettazione ESPLICITA dal notaio o cancelleria del Tribunale dell’apertura della successione. Accettazione IMPLICITA quando compi un atto che solo il de cuius poteva fare (es. prelevare dal conto corrente, ricevere affitti).

3. Ho accettato implicitamente l’eredità, cosa fare? Parlarne con un avvocato. Non è possibile dare una risposta generica.

4. Come rinunciare all’eredità? Dal notaio oppure in tribunale.

Notaio: tempi rapidi, costo circa € 1.200,00 e la pratica la organizza direttamente il notaio.

Tribunale: presso cancelleria della volontaria giurisdizione nel tribunale dove si è aperta la successione. Tempi lunghi (mesi) e costi ridotti (qualche marca da bollo da € 16,00). Devi gestirti autonomamente la pratica.

5. Conseguenze della rinuncia all’eredità.

Non sei mai stato/a chiamata all’eredità. Non hai mai avuto a che fare con la successione del de cuius. Nessun beneficio e nemmeno nessuna conseguenza negativa (es. non risponderai dei debiti).

6. Cosa succede alla mia quota?

Se hai figli si applica l’istituto della rappresentazione: sono chiamati al tuo posto e dovranno rinunciare anche loro. Se anche loro hanno figli, la rinuncia dovrà essere fatta anche dai tuoi nipoti. Se ci sono minorenni occorre passare dal Giudice Tutelare.

Se non hai figli: si accrescono le quote degli altri chiamati all’eredità, sempre in proporzione.

5.2 IMPUGNARE il testamento.

Impugnare il testamento significa contestare vizi gravi del testamento per diverse ragioni:

  • nullità
  • annullabilità
  • lesione della legittima

Nullità del testamento: quando ci sono gravissime anomalie nella sua formazione. Il testamento non può avere alcun effetto perché è gravemente viziato.

Quando si può avere nullità del testamento?

Quando è contrario alla legge sia per violazione di norme imperative (“erediterai se ti divorzierai da Tizio“) o per vizi formali (manca la data, la firma, è scritto al computer, è scritto da due persone insieme, etc..).

L’azione può essere fatta valere da chiunque ne abbia interesse, non è soggetta a prescrizione e può essere rilevata d’ufficio dal giudice.

La nullità può riguardare tanto l’intero testamento (es. manca la firma) quanto la singola clausola testamentaria (“Nomino miei eredi Tizio e Caia, ma Caia deve divorziare” fa salvo il testamento per Tizio).

Annullabilità del testamento: quando il testamento ha una qualche patologia ma non così grave come quelle che portano alla nullità.

Si pensi all’incapace di intendere e volere (la persona che soffre di una qualche patologia, o che era ubriaca al momento della formazione della scheda testamentaria).

Si pensi al testamento viziato da errore o violenza:

  • errore: voglio legare il mio Rolex a Caio, perché mi ha assistito nella malattia, ma invece chi mi ha aiutato è stato Mevio;
  • violenza: scrivo il testamento sotto la minaccia di un terzo.

Azione di riduzione per lesione della legittima: chi ha fatto testamento può aver voluto diseredare un figlio, ad esempio, o dargli meno di quel che gli spetta per legge. Il figlio può fare impugnazione del testamento per lesione della quota legittima.

ATTENZIONE: tranne nel caso di nullità del testamento ci sono termini di prescrizione per l’impugnazione del testamento che possono essere diversi a seconda del caso (tipicamente 5 o 10 anni dall’apertura della successione).

5.3 Dividere l’eredità

Dividere l’eredità tra parenti.
Dividere l’eredità tra fratelli.
La divisione ereditaria spiegata semplice.

Divisione ereditaria: come fare passo-dopo-passo

Ciascuno dei coeredi può chiedere la divisione ereditaria. Questa scioglie la comunione ereditaria.

Si ha divisione ereditaria quando due o più eredi voglio dividere l’eredità. Ognun coerede può chiedere agli altri la divisione di uno o tutti i beni ereditari.

Può il testatore vietare la divisione? Sì, se ci sono eredi minori il testore può chiedere che non ci sia divisione ereditaria prima che sia trascorso un anno dalla maggiore età dell’ultimo nato (art. 713 codice civile).

La divisione si può fare sui beni mobili, sui beni immobili o su tutti i beni dell’eredità.

[ESEMPIO]: Tizio muore senza testamento e lascia due figli, Primo e Secondo, lasciando due case di pari valore commerciale. Una al mare, l’altra in centro a Verona. Primo vive nella casa di Verona e Secondo si gode la casa al mare che spesso concede in locazione (in affitto). Può andare? Nella pratica sì, fintantoché uno dei due non si accorge (es. spese di ristrutturazione) che le cose non sono tanto semplici come si credeva. I fratelli dovranno quindi dividere l’eredità per poter serenamente continuare ciascuno a farsi la sua vita. Altrimenti, continueranno a vivere in una sostanziale promiscuità.

1. Calcolare la massa ereditaria.

Beni mobili ed immobili (al valore all’apertura della successione) + donatum + crediti = massa attiva

Debiti = massa passiva

massa ereditaria = massa attiva – massa passiva

[ESEMPIO] Tizio muore lasciando 100.000,00 in contanti più l’abitazione dove viveva da vedovo (prezzo ipotetico sul mercato: € 250.000,00). Tizio aveva due figli, Primo e Secondo. Il primogenito Primo ha ricevuto in donazione dal padre € 50.000,00 anni addietro per comprarsi la casa. Tizio aveva un debito con l’Agenzia delle Entrate di € 30.000,00=.

100.000 + 250.000 + 50.000 = 400.000 euro – 30.000 (Agenzia delle Entrate) = 370.000,00 da dividere in due (considerato che Primo ha già ricevuto 50.000 percepirà un equivalente pari ad € 320.000).

È in questa sede che si fa la stima dei beni. La stima mobiliare ed immobiliare può essere fatta da un perito scelto di comune accordo tra tutti gli eredi. L’accordo può essere verbale, ma preferibile che sia in forma scritta.

2. Determinare le quote degli eredi.

Secondo i criteri di legge o del testamento come sopra esattamente specificati.

3. Tentare un accordo transattivo.

Che sia con l’assistenza di un avvocato o da soli, è possibile tentare un accordo tra eredi per una divisione ereditaria. Un accordo contrattuale tra eredi deve farsi per iscritto.

Una transazione ereditaria è possibile mediante scrittura privata. Ma nel caso di eredità con immobili il passaggio dal notaio sarà essenziale (basti solo pensare alla necessità di trascrivere detta divisione). In buona sostanza, la divisione deve essere fatta con l’assistenza del notaio se ci sono beni immobili.

In una transazione gli eredi, dandosi reciproche concessioni, ovverosia venendosi incontro, al fine di evitare una lite decidono di dividere i beni caduti in successione.

È sempre la soluzione auspicabile, posto che le altre alternative sono più lunghe e costose.

3. E se non riusciamo a trovare un accordo?

Due strade: la mediazione obbligatoria ex D.L. 28/2010 e se anche questa non va bene, la causa giudiziale in tribunale.

Il procedimento di mediazione obbligatoria ex D.L. 28/2010: da un decennio a questa parte, per evitare di moltiplicare le cause in tribunale, la legge impone agli eredi di tentare una mediazione.

La mediazione obbligatoria necessita di assistenza di un avvocato.

La mediazione è attivata da uno degli eredi, col proprio difensore, che invita gli altri a trovare un accordo presso uno degli organismi autorizzati dal Ministero della Giustizia.

Tale luogo si trova in un luogo di competenza del Tribunale dove si è aperta la successione.

In questo incontro, o serie di incontri, il mediatore professionista (tipicamente avvocati, notai, commercialisti) cerca di trovare un dialogo tra gli eredi e quindi un possibile accordo.

Se gli eredi trovano un accordo avranno risparmiato molto tempo e denaro (ci sono importanti sgravi fiscali e tributari).

La mediazione obbligatoria è quasi sempre risolutiva (si trova l’accordo in molto più che nella metà dei casi).

Se neanche la mediazione obbligatoria permette di trovare un accordo, si andrà in causa.

In causa occorre l’assistenza di un avvocato. Essa viene tenuta nel tribunale competente (dove si è aperta la successione). La causa giudiziale è sempre possibile ma ha costi e tempi significativi (almeno 2 anni primo grado, almeno un anno il grado di appello, almeno 1 anno per la Cassazione).

In buona sostanza, ci sono tre modi di fare una divisione dell’eredità.

  1. accordo transattivo
  2. mediazione obbligatoria ex D.L. 28/2010
  3. divisione giudiziale in Tribunale.

L’accordo transattivo.

Con l’accordo transattivo gli eredi stipulano la divisione in totale accordo.

Si parla infatti di divisione ereditaria consensuale oppure di divisione ereditaria contrattuale.

In buona sostanza i coeredi potrebbero pattuire una transazione, ai sensi dell’art. 1965 c.c., dove ciascuno rinuncia a qualcosa di suo per avere qualcosa che vuole.

[Io ho metà casa al mare e metà casa al lago. Rinuncio alla metà della casa al lago e mi dai la tua metà della casa al mare. Ciascuno così avrà una casa intera].

La transazione divisionale si fa mediante scrittura privata autenticata.

Occorre dunque andare dal notaio.

D: Non possiamo fare una scrittura sottoscritta da tutti e basta, senza tante formalità?

R: sì, se non ci sono immobili. No, se ci sono immobili.

L’autenticazione della firma da parte del notaio infatti permette la trascrizione della divisione.

Per il cd. principio di continuità delle trascrizioni infatti occorre specificare al catasto che non c’è più una comunione.

Senza autentica del notaio non potrai vendere il bene: infatti figurerebbero al catasto anche gli altri coeredi.

Quanto costa la consulenza legale? Posso pagare a rate?2021-06-12T13:40:45+02:00

Il compenso non è fisso, perché dipende dal valore di causa e dall’attività che deve essere svolta.

Non è possibile (per legge) fare dei preventivi senza conoscere gli elementi della pratica.

Modi e tempi di pagamento sono condivisi in forma scritta, nel rispetto di entrambe le parti contrattuali.

Il codice deontologico dice che il compenso può essere parametrato:

  • a tempo;
  • in misura forfettaria
  • per convenzione avente ad oggetto uno o più affari;
  • in base all’assolvimento e ai tempi di erogazione della prestazione;
  • per singole fasi o prestazioni o per l’intera attività;
  • a percentuale sul valore dell’affare o su quanto si prevede possa giovarsene il destinatario della prestazione, non soltanto a livello
    strettamente patrimoniale.

Chiedici di più: chiama (045/5118311) o scrivi ([email protected])

Qual è il curriculum dell’Avv. Giovanni Turina?2021-02-03T09:36:22+01:00

Titolo di studio e formazione:

  • Laureato a Trento in giurisprudenza nel 2014 con una tesi in materia di diritto dell’arte.
  • Corso di perfezionamento per giuristi di impresa c/o Università Bocconi (2016)
  • Corso di formazione in tema di diritto e fiscalità dell’arte c/o IlSole24Ore Business School (2016)

Esperienze lavorative:

  • Pratica legale (2014-2016) presso lo Studio dell’Avv. Previti a Milano.
  • Collaborazione dal 2016 ad oggi con primario studio legale veronese in materia di diritto civile.

Pubblicazioni:

  • Come scrivere un testamento (Maggioli Editore, ISBN: 9788868058593)  che si trova qui

 

 

È possibile il gratuito patrocinio?2021-06-12T13:25:30+02:00

Il gratuito patrocinio è la possibilità di avere assistenza giudiziale (= in causa) a Spese dello Stato, se il tuo nucleo familiare ha un reddito annuo imponibile inferiore ad € 11.746,68

(maggiori info: https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_3_7_2.page?tab=d)

Non sono iscritto al gratuito patrocinio.

Un elenco di avvocati di Verona: http://www.ordineavvocati.vr.it/elenco_avvocati_patrocinio_a_spese_dello_stato

 

Come si svolge il primo incontro? Quanto dura, chi posso portare, cosa devo portare?2021-02-03T09:47:06+01:00

Il primo incontro si svolge in Studio, dura tutto il tempo necessario (non ci sono orologi) ed è possibile portare persone di propria fiducia.

Occorre portare tutta la documentazione necessaria ed una certa chiarezza nell’obiettivo che si vuole raggiungere.

L’onorario per la consulenza viene determinato a seconda dell’attività lì svolta secondo parametri indicati al momento della fissazione dell’incontro (valore della causa, difficoltà della pratica, attività da svolgere, etc.)

Se sarà necessario oppure opportuno valutare ulteriore attività, ad esempio una diffida ad adempiere (la classica “lettera dell’avvocato“) viene inviato preventivo scritto con le modalità e tempi di pagamento.