Revocare una donazione

Come revocare una donazione per ingratitudine, sopravvenienza dei figli o per mutuo dissenso.

L’articolo si legge in circa 7 minuti.

Si può revocare una donazione fatta ai figli, oppure ad un altro soggetto: quando, e come, è scritto qui.

Linguaggio semplice, pochi tecnicismi, esempi pratici frutto della mia esperienza: c’è tutto qui dentro.

Avv. Giovanni Turina

Avvocato patrimonialista a Verona, ed autore per Maggioli Editore. Qui i miei libri.

Mi occupo di tutela del patrimonio per privati ed imprenditori: diritto immobiliare, eredità, famiglia, denaro e società.

Ricevo a Verona, ed online ovunque. Vittoria risponde dalla Segreteria: scrivile [email protected] o chiamala (045/5118311). Per preventivi: qui

La donazione: cenni preliminari

L’art. 769 del Codice civile dispone che “La donazione è il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa una obbligazione”.

La donazione:

  • è un contratto;
  • è bilaterale, quindi necessita di accettazione da parte del beneficiario (donatario);
  • ha una causa donativa: io mi impoverisco affinché tu ti arricchisca;
  • può riguardare una traslazione (dazione di denaro o altri beni) o rinuncia ad un diritto (cancello il tuo debito).

Se non ci sono questi caratteri non abbiamo una donazione, come in questi casi:

  • promessa di donazione;
  • atto unilaterale;
  • causa diversa da quella donativa;
  • un impoverimento del donante (un comodato, per esempio, di per sé non è una donazione).

Sì. Finché il contratto non si conclude la proposta può essere revocata. Il contratto si conclude quando chi propone ha notizia dell’accettazione della proposta. In genere, ovviamente, ciò è contestuale.

La donazione è un atto di liberalità, col quale una persona dispone di beneficiare un’altra impoverendosi di un bene. Non è un contratto che presuppone trattative: la risposta al quesito è tendenzialmente negativa.

No, perché in quanto actus legitimus non tollera l’apposizione di condizione o termine. Manca inoltre la spontaneità (cfr. Cass. civ., sentenza n. 14262/2017).

Non è possibile una donazione diretta senza atto pubblico alla presenza dei testimoni. Potrai provvedere alla donazione di denaro per via indiretta, secondo quanto spiegato nel quarto capitolo di questo libro.

Revocare la donazione.

La donazione per mutuo dissenso.

  • “Posso revocare la donazione ad un ingrato/a?”
  • “Se mi nasce un figlio, le donazioni sono sempre valide?”
  • “L’ingiuria è causa di revocazione della donazione?”

La donazione è un contratto, quindi è un vincolo giuridico che può essere sciolto in diversi casi.

La revoca della donazione può aversi:

  • per mutuo dissenso
  • per ingratitudine del donatario
  • per sopravvenienza di figli

La revoca della donazione per mutuo dissenso si ha quando il donante ed il donatario si accordano mediante un contratto di mutuo dissenso.

Ai sensi dell’art. 1372 Codice civile le parti possono perfezionare questo contratto al fine di tornare alla situazione giuridica precedente alla donazione: il donante ritorna nella disponibilità del bene.

Si tratta dunque di effetto retroattivo.

Il contratto di mutuo dissenso deve avere la stessa forma del contratto originario: l’atto pubblico avanti al notaio.

Vengono fatti salvi i diritti dei terzi con i quali il donatario ha perfezionato contratti di alienazione del bene a lui donato.

Sono salve anche le garanzie: se il bene è stato gravato di ipoteca, questa rimane.

Quando si utilizza, nella pratica, il contratto per mutuo dissenso?

Come noto, le banche difficilmente concedono un mutuo su di una causa di provenienza donativa: la paura è quella di vedere accolta una qualche domanda di riduzione da parte degli eredi legittimari del donante.

Tizio dona al figlio Tizietto un immobile mediante atto pubblico avanti al notaio Romolo Romani di Roma.

Tizietto successivamente decide di vendere il bene, lo mette sul mercato e trova Caio e Caia, giovane coppia che per acquistare la prima casa deve accendere un mutuo.

La banca, attivata l’istruttoria, scopre che la casa proviene dalla donazione tra Tizio e Tizietto, e blocca tutto.

Cosa possono fare le parti? La causa donativa di per sé sola non è causa sufficiente per la risoluzione del contratto o per una qualche richiesta di risarcimento del danno.

Nella pratica, può capitare che su consiglio del notaio Tizio e Tizietto facciano una revoca del contratto di donazione per mutuo dissenso.

La casa, in conclusione, verrà venduta dal genitore Tizio il quale potrà poi disporre del denaro come vorrà.

Revoca della donazione per ingratitudine del donatario

Può l’ingrato vedere revocata la donazione in suo favore?

Sì.

Per la Legge (art. 801 c.c.) si può revocare una donazione per ingratitudine.

Il donatario ingrato può vedere revocata la propria donazione quando:

1. ha ucciso, o tentato di uccidere, il donante o il suo coniuge o discendente o ascendente (salvo esclusione della punibilità a norma della legge penale) oppure ha commesso nei confronti di questi un fatto al quale si applica la disciplina sull’omicidio (es. omicidio del consenziente nei casi del comma III dell’art. 579 c.p. o istigazione al suicidio, art. 580 c.p.);

2. calunnia o falsa testimonianza in danno di alcune delle persone sopra indicate, se ciò importa l’accusa per un reato punibile con l’ergastolo o reclusione per un tempo inferiore al minimo di tre anni;

3. ingiuria grave verso il donante:

Cosa deve intendersi per ingiuria grave? “durevole sentimento di disistima delle qualità morali e di irrispettosità della dignità del donante, contrastanti con il senso di riconoscenza che, secondo la coscienza comune, aperta ai mutamenti dei costumi sociali, dovrebbero invece improntarne l’atteggiamento. Peraltro, in presenza di tali presupposti, resta indifferente la legittimità del comportamento del donatario”.

In particolare:

  • La Corte di Cassazione ha ritenuto ingiurioso il comportamento dei donatari che, in assenza di un’oggettiva giustificazione, avevano dapprima intimato, con lettera formale, alla donante il rilascio dell’immobile oggetto della donazione e successivamente agito a tal fine in giudizio, chiedendo altresì il pagamento di un’indennità di occupazione (Cass. civ., ordinanza 13/08/2018 n. 20722);
  • sempre per la Cassazione l’ingratitudine non è di per sé non nella relazione extraconiugale intrattenuta dal coniuge donatario, bensì nella circostanza che tale relazione era stata ostentata, anche fra le mura della casa coniugale, in presenza di una pluralità di estranei e, talvolta, anche del marito (Cass. civ., sentenza 31/10/2016 n. 22013);

4. condotta dolosa che ha arrecato grave pregiudizio al patrimonio del donante;

5. indebito rifiuto alla corresponsione degli alimenti.

Il termine di prescrizione è molto stretto: l’art. 802 c.c. lo fissa in un anno dal giorno in cui il donante è venuto a conoscenza del fatto che consente la revocazione.

La domanda può essere proposta dal donante (o suoi eredi) contro il donatario (o i suoi eredi).

Del pari, ai sensi del comma secondo dell’art. 802 c.c., “se il donatario si è reso responsabile di omicidio volontario in persona del donante o gli ha dolosamente impedito di revocare la donazione, il termine per proporre l’azione è di un anno dal giorno in cui gli eredi hanno avuto notizia della causa di revocazione”.

Si ricorda che ai sensi dell’art. 806 c.c. non è possibile rinunciare preventivamente alla revocazione per ingratitudine.

Revoca per sopravvenienza di figli

Tizio dona all’amico Mevio un immobile, e in un momento successivo ha un figlio dalla sua compagna.

Può Tizio revocare la donazione? Sì, a norma dell’art. 803 c.c. che al primo comma prevede che “Le donazioni fatte da chi non aveva o ignorava di avere figli o discendenti al tempo della donazione, possono essere revocate per la sopravvenienza o l’esistenza di un figlio o discendente del donante. Possono inoltre essere revocate per il riconoscimento di un figlio, salvo che si provi che al tempo della donazione il donante aveva notizia dell’esistenza del figlio”. Al secondo comma si specifica che “La revocazione può essere domandata anche se il figlio del donante era già concepito al tempo della donazione”.

Quale il termine di prescrizione per proporre l’azione?

Cinque anni dal giorno da:

  • nascita del figlio nato nel matrimonio o discendente;
  • notizia dell’esistenza del figlio o discendente;
  • riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio.

Il donante, infine, non può proporre o proseguire l’azione dopo la morte del figlio (o del discendente) e come nel caso che precede non può preventivamente rinunciare alla revocazione.